Plastica 2025–2026: norme, materiali, clima e responsabilità del turismo

Dal 2021 scrivo di plastica perché è uno di quei temi che attraversano tutto: modelli economici, politiche industriali, gestione dei rifiuti, crisi climatica, biodiversità.
Negli anni il quadro normativo europeo si è fatto più stringente, mentre quello nazionale – in particolare in Italia – ha mostrato ritardi, compromessi e ambiguità.

Il biennio 2025–2026 segna però un passaggio chiave: non tanto perché “arrivano nuovi divieti”, ma perché diventa evidente che il problema plastica non può più essere affrontato per compartimenti stagni.

Il quadro europeo di riferimento: dalla SUP al nuovo regolamento sugli imballaggiopean reference framework: from the SUP Directive to the new Packaging Regulation

La Direttiva SUP (Single Use Plastics)

La Direttiva (UE) 2019/904 sulle plastiche monouso ha rappresentato il primo vero cambio di paradigma:
non più solo raccolta e riciclo, ma riduzione alla fonte di prodotti considerati evitabili.

Cannucce, posate, piatti, cotton fioc, agitatori per bevande e contenitori in polistirene espanso sono stati progressivamente vietati.
In Italia la direttiva è stata recepita con il D.Lgs. 196/2021, introducendo però deroghe e interpretazioni che hanno rallentato l’impatto reale della norma.

Ne avevo già parlato qui, analizzando il contesto europeo e italiano:
👉 https://sustainabletourismworld.com/plastic-sector-in-italy-and-europe/

Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR)

Con il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), approvato definitivamente a livello europeo tra il 2024 e il 2025, l’approccio cambia ancora:
non più direttive da recepire, ma regole direttamente applicabili negli Stati membri.

Il regolamento:

  • introduce obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti da imballaggio
  • limita gli imballaggi superflui e le confezioni monodose
  • promuove riuso, refill e standardizzazione
  • rafforza la responsabilità dei produttori

Secondo quanto riportato anche da La Repubblica, tra le misure più discusse c’è lo stop progressivo alle bustine monodose di salse e condimenti, molto diffuse nella ristorazione e nell’ospitalità:
👉 https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/01/21/news/bustine_ketchup_maionese_vietate_europa-425109632/

Il regolamento entrerà in applicazione dal 12 agosto 2026, ma il messaggio per le imprese è già chiaro: non è più tempo di piccoli aggiustamenti.

Fonti istituzionali:

Italia: plastic tax e politiche incoerenti

Nel contesto europeo, l’Italia continua a muoversi in modo ambiguo.

La plastic tax

Introdotta per disincentivare l’uso di plastica vergine monouso, la plastic tax italiana è stata più volte rinviata e progressivamente svuotata della sua funzione originaria.

Questo ha prodotto due effetti:

  1. un segnale debole all’industria
  2. una mancata leva economica per accelerare l’innovazione

In un Paese fortemente turistico, dove la plastica monouso è ancora considerata “funzionale” alla stagionalità e ai grandi numeri, il rinvio della plastic tax ha avuto un impatto concreto anche sul settore dei servizi.

Bioplastiche: alternativa o illusione?

Negli ultimi anni, come ho già analizzato, le bioplastiche sono state presentate come soluzione quasi automatica al problema.

👉 https://sustainabletourismworld.com/the-plastic-problem-tourism-and-unexpected-solutions/

Ma la realtà è più complessa:

  • molte bioplastiche sono compostabili solo in impianti industriali
  • spesso mancano filiere di raccolta adeguate
  • il rischio di confusione per consumatori e operatori è elevato

Sostituire la plastica tradizionale con materiali “bio” senza ridurre i volumi complessivi significa spostare il problema, non risolverlo.

Plastica e cambiamento climatico: un legame sistemico

Un aspetto ancora sottovalutato è il legame tra plastica e crisi climatica.

La plastica:

  • deriva in gran parte da combustibili fossili
  • genera emissioni lungo tutto il ciclo di vita
  • contribuisce indirettamente al riscaldamento globale anche nella fase di smaltimento

Continuare a produrre e consumare plastica ai livelli attuali è incompatibile con gli obiettivi climatici europei.

Questo tema è centrale anche per il turismo, settore già sotto osservazione per le sue emissioni dirette e indirette.

Dal racconto all’azione: perché ho scelto di sostenere Seabin

Negli anni ho raccontato il problema, le politiche, le contraddizioni e alcune soluzioni inattese.
Nel 2025 ho deciso di sostenere Seabin, un progetto che seguo da tempo.

Non perché rappresenti “la soluzione”, ma perché:

  • intercetta rifiuti plastici prima che diventino microplastiche
  • lavora in contesti portuali e turistici
  • unisce tecnologia, dati e sensibilizzazione

È un esempio concreto di come azioni locali possano dialogare con sfide globali, senza illusioni salvifiche ma con responsabilità.

seabin's january newsletter

Il settore turismo: oltre l’adeguamento normativo

Nel 2024 avevo già provato a fare il punto su plastica e turismo.
Oggi, alla luce delle nuove norme, il tema diventa ancora più urgente.

Quando si parla di plastica, il turismo e l’ospitalità vengono spesso citati come settori “difficili da trasformare”: stagionalità, grandi flussi, esigenze igienico-sanitarie, logistica complessa.
Tutte argomentazioni reali, ma che negli ultimi anni sono diventate anche alibi.

Le nuove norme europee sugli imballaggi e sulle plastiche monouso incidono in modo diretto su hotel, ristoranti, bar, catering, stabilimenti balneari, crociere e servizi turistici in generale.
Ma limitarsi a leggere queste regole come un elenco di divieti significa perdere il punto centrale: la plastica nel turismo non è solo un problema normativo, è un problema di modello.

Ospitalità: ripensare l’esperienza, non solo i materiali

Nel settore dell’ospitalità, la plastica è spesso giustificata come sinonimo di praticità e sicurezza.
Flaconi monodose, bottiglie d’acqua, bustine, amenities confezionate singolarmente sono diventate parte integrante dell’esperienza alberghiera standard.

Eppure, proprio l’ospitalità ha un vantaggio competitivo unico:
può educare senza imporre, raccontare senza moralismi, mostrare alternative funzionanti.

Sempre più strutture stanno dimostrando che:

  • eliminare le amenities monouso non peggiora l’esperienza dell’ospite
  • sistemi di refill ben progettati aumentano la percezione di qualità.
  • la riduzione della plastica può diventare parte del racconto identitario della struttura.

In questo senso, anticipare i divieti europei sui formati monodose non è solo una scelta ambientale, ma una scelta strategica.

Ristorazione e food service: il nodo del monouso “invisibile”

Se l’attenzione si concentra spesso su piatti e posate, il vero problema nella ristorazione è la plastica “invisibile”:
bustine di salse, zucchero, sale, confezioni individuali, packaging secondario.

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi colpisce proprio questo livello, spesso dato per scontato.
Per il settore food & beverage legato al turismo, questo significa:

  • ripensare il servizio, non solo il materiale.
  • passare da “porzione standardizzata” a somministrazione su richiesta.
  • ridurre sprechi e packaging insieme.

La sfida non è trovare l’alternativa compostabile alla bustina, ma eliminare la bustina come concetto.

Turismo organizzato e destinazioni: una responsabilità che va oltre la singola struttura

Tour operator, DMC e destinazioni turistiche giocano un ruolo spesso sottovalutato.
Non sono solo intermediari, ma architetti dell’esperienza turistica.

Inserire criteri sulla riduzione della plastica:

  • nei contratti con fornitori
  • nella selezione delle strutture ricettive
  • nei capitolati per eventi e servizi 

significa agire a monte, prima che la plastica diventi rifiuto.

Le destinazioni, in particolare, possono:

  • creare sistemi di refill pubblici (acqua, prodotti)
  • armonizzare le regole per operatori e concessionari
  • sostenere progetti di recupero e prevenzione dei rifiuti 

È qui che iniziative come Seabin assumono un valore simbolico e pratico: non come soluzione unica, ma come segnale politico e culturale in contesti ad alta pressione turistica.

Plastica, clima e reputazione: un rischio crescente per il turismo

Il legame tra plastica e cambiamento climatico rende il tema ancora più sensibile per il turismo.
Un settore già chiamato a ridurre le proprie emissioni non può ignorare un materiale che:

  • deriva in gran parte da fonti fossili
  • contribuisce alle emissioni lungo tutto il ciclo di vita
  • danneggia gli ecosistemi che costituiscono la base stessa dell’offerta turistica 

Spiagge, mari, laghi, paesaggi naturali: senza ecosistemi sani, non esiste turismo.

In questo contesto, la plastica diventa anche un fattore reputazionale.
Ospiti, viaggiatori e stakeholder sono sempre più attenti alla coerenza tra dichiarazioni e pratiche reali.

Oltre il “fare meno danni”: il turismo come leva di cambiamento

Il turismo ha una responsabilità particolare:
milioni di persone entrano ogni anno in contatto con territori, servizi e modelli di consumo attraverso l’esperienza turistica.

Ridurre la plastica in questo settore significa:

  • influenzare comportamenti anche al di fuori del viaggio
  • normalizzare alternative al monouso
  • rendere visibile un cambiamento possibile 

Non si tratta di perfezione, ma di direzione

Plastica, turismo e futuro: una questione di modello

Il dibattito sulla plastica viene spesso affrontato come una questione tecnica: materiali alternativi, percentuali di riciclo, nuove regole europee. Tutti elementi necessari, ma insufficienti se isolati.
Per il turismo e l’ospitalità, la plastica è prima di tutto una questione di modello economico e culturale.

Un settore che si fonda sulla qualità dei luoghi, sull’esperienza e sulla relazione con i territori non può continuare a considerare accettabile un sistema che produce rifiuti destinati a rimanere nell’ambiente più a lungo della durata stessa di un viaggio.
La plastica, soprattutto quella monouso, è l’espressione più evidente di una contraddizione strutturale: comodità immediata contro impatto permanente.

Le nuove norme europee segnano un punto di svolta importante, ma non rappresentano il traguardo. Rappresentano il livello minimo di responsabilità richiesto a un settore che negli ultimi anni ha iniziato a parlare sempre più spesso di sostenibilità, resilienza e rigenerazione.

Il futuro del turismo non si giocherà sulla capacità di adattarsi all’ennesimo regolamento, ma sulla volontà di ripensare processi, relazioni e priorità.
Ridurre la plastica non significa solo cambiare fornitori o materiali: significa interrogarsi su cosa è davvero necessario, su cosa aggiunge valore all’esperienza e su cosa, invece, è solo abitudine.

In questo senso, iniziative locali, scelte individuali e progetti come Seabin non sono soluzioni miracolose, ma indicatori di direzione. Mostrano che è possibile assumersi una responsabilità diretta, anche in un contesto complesso come quello turistico, senza attendere che ogni risposta arrivi dall’alto.

Se il turismo vuole continuare a raccontarsi come parte della soluzione – e non come semplice beneficiario delle risorse naturali – deve iniziare da qui:
dalla riduzione dell’impatto più visibile, più diffuso e più simbolico.

Perché senza mari, laghi, paesaggi e comunità sane, il turismo perde il suo senso prima ancora che il suo mercato.

Fonti e riferimenti

European policy and regulatory framework

European Commission – Packaging and Packaging Waste

Panoramica delle politiche e delle misure dell’UE in materia di riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti di imballaggio, compreso il nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR). https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/packaging-waste_en

Council of the European Union – Sustainable Packaging

Informazioni ufficiali sui negoziati dell’UE e sull’approvazione delle nuove norme per gli imballaggi sostenibili e la riduzione dei rifiuti.

https://www.consilium.europa.eu/en/policies/packaging/

European Union – Single Use Plastics Directive (EU) 2019/904

Quadro giuridico sulla riduzione dell’impatto di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

https://environment.ec.europa.eu/topics/plastics/single-use-plastics_en

National context – Italy

Decreto legislativo n. 196/2021 (Italia)

Recepimento della direttiva UE sulla plastica monouso nella legislazione italiana, comprese le esenzioni e le disposizioni nazionali specifiche.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/11/30/21G00214/sg

Tassa italiana sulla plastica – contesto e aggiornamenti

Riferimenti ufficiali e istituzionali sulla tassa italiana sulla plastica e sui suoi rinvii.

https://www.mef.gov.it/focus/Plastic-Tax/ 

Media and journalistic sources

La Repubblica – Green & Blue

“Bustine di ketchup e maionese vietate in Europa: cosa cambia con le nuove regole UE sugli imballaggi”

Articolo sul progressivo divieto delle bustine monouso e sull’impatto del nuovo regolamento UE sugli imballaggi. Articolo sul progressivo divieto delle bustine monouso e sull’impatto del nuovo regolamento UE sugli imballaggi sul settore alberghiero e della ristorazione.

https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/01/21/news/bustine_ketchup_maionese_vietate_europa-425109632/

Plastic, climate change and systemic impacts

Agenzia europea dell’ambiente (AEA)

Relazioni e dati sulla plastica, i combustibili fossili e le emissioni di gas serra durante il ciclo di vita.
https://www.eea.europa.eu/themes/waste/plastics 

UN Environment Programme (UNEP)
Global assessments on plastic pollution, climate impacts and systemic solutions.
https://www.unep.org/plastic-pollution

Tourism, plastic and sustainability – previous articles

Plastic sector in Italy and Europe (2022)
Valutazioni globali sull’inquinamento da plastica, gli impatti climatici e le soluzioni sistemiche.  https://sustainabletourismworld.com/plastic-sector-in-italy-and-europe/

Il problema della plastica: turismo e soluzioni inaspettate

Riflessioni sulla riduzione della plastica, approcci alternativi e soluzioni emergenti nel contesto turistico.

https://sustainabletourismworld.com/the-plastic-problem-tourism-and-unexpected-solutions/

Projects and initiatives

Seabin Project
Floating waste interception system designed for marinas, ports and coastal tourism areas, combining technology, data and awareness.

Progetti e iniziative

Progetto Seabin

Sistema galleggiante di intercettazione dei rifiuti progettato per porti turistici, porti e aree turistiche costiere, che combina tecnologia, dati e sensibilizzazione.

https://seabinproject.com/

drawing of mayonnaise, ketchup and their ingredients: tomato and egg.

La plastica e il settore turistico - 2024

Oggi ti propongo un aggiornamento sul tema plastica, in particolare sul cosa è stato fatto per ridurre (il consumo), riutilizzo (del prodotto) e riciclo.

Se vuoi puoi leggere il primo articolo del 2022, basta cliccare sul titolo “Plastica dati in Italia e Europa”.

Ti stai chiedendo quali sono le motivazione che spingono il settore turismo ad essere contro l’inquinamento da plastica? io si, parliamo anche di questo.

https://www.forbes.com/sites/scottsnowden/2019/05/30/300-mile-swim-through-the-great-pacific-garbage-patch-will-collect-data-on-plastic-pollution/

Cosa spinge il settore turismo ad occuparsi del problema plastica?

  • Imponente uso tradizionale della mono dose nell’ospitalità sia per i set cortesia che per le colazioni.
  • Enorme uso di contenitori di plastica per cibo consegnato a casa, oppure portato a casa dagli ospiti perchè in eccedenza (doggy bag) nella ristorazione.
  • Forte abitudine all’utilizzo di bottiglie di plastica per l’acqua, durante le escursioni.

Queste tre situazioni generano per gli operatori costi di smaltimento non indifferenti. Oltre a questo

  • l’inquinamento visibile e abbondante della plastica imbruttisce i luoghi.
  • Il fenomeno è globale e globalmente criticato, nessun luogo è salvo nemmeno l’oceano o l’Antartide o quell’isoletta sperduta. Questo crea un minimo di sensibilità in più.
  • Le attività proposte di pulizia sono sempre ben viste dall’opinione pubblica.

Purtroppo spesso gli operatori hanno nei vari stati regole igieniche arretrate collegate all’uso di monodose da seguire, questo non aiuta a cambiare atteggiamento, a migliorare la propria proposta, a sforzarsi di trovare fornitori migliori.

I temi fondamentali collegati al turismo di questo aggiornamento (da rivedere ad Aprile, quando uscirà il report 2023) sono:

  • la monodose
  • Le alternative esistenti da utilizzare quando è obbligatoria la monodose
  • Il recupero degli scarti.

Aggiornamento dati sulla plastica ad inizio 2024

Gli obiettivi pilastro intorno ai quali si concorda per la costruzione di politiche che possano contribuire agli obiettivi di neutralità climatica e, al contempo, ad affrontare il problema dell’inquinamento da plastica, in ordine di costi e orizzonte temporale degli effetti sono:

  • Riduzione dei consumi di plastica
  • Incremento dei tassi di riciclo e di riutilizzo,
  • Utilizzo di bioplastiche

 

Sono stati elaborati dal think tank ECCO (la fonte principale delle informazioni che sto condividendo) due scenari al 2050,  relativi al consumo di plastica in Italia e alle emissioni di CO2 eq associate a tali consumi.

Nello Scenario 2050 politiche correnti si ipotizza che il consumo di plastica aumenti del 5% ogni sei anni, come osservato negli anni 2011-2017 (Figura 2).

Nello Scenario 2050 best case si assume invece che, grazie all’eliminazione dell’overpackaging e alla riduzione dei consumi di imballaggi monouso in plastica e dei consumi di plastica anche negli altri settori, si riesca a invertire il trend di crescita dei consumi, arrivando a 3,8 Mt nel 2050.

Sono poi state calcolate le emissioni associate a tali consumi di plastica. Viene considerata la plastica consumata e non quella prodotta dal momento che il nostro Paese è un grande consumatore di plastica, ma la produzione di polimeri è contenuta. Nello Scenario 2050 politiche correnti si ipotizza che ancora più della metà della plastica immessa sul mercato italiano sia fossile e che la restante plastica sia da materiale riciclato o biobased.

Considerando il fine vita, si ipotizza che il 70% dei rifiuti plastici post-consumo vengano riciclati; il resto dei rifiuti viene destinato alla termovalorizzazione o al compostaggio industriale.

In tale scenario si ottiene una riduzione delle emissioni del 9% rispetto al 2020.

Nello Scenario 2050 best case si ipotizza che sul mercato italiano non venga più immessa plastica di origine fossile, ma solamente prodotta da materiale riciclato e plastica biobased.

Accogliendo le sollecitazioni europee verso l’annullamento del deposito in discarica e la riduzione delle emissioni di CO2 tramite incenerimento, si ipotizza che più del 90% dei rifiuti plastici vengano riciclati, grazie a importanti miglioramenti nella raccolta, nella selezione e nel riciclo della plastica. In questo scenario si raggiunge una riduzione delle emissioni del 98% rispetto al 2020.

Lo Scenario 2050 best case è uno scenario molto ambizioso. Per raggiungere questi risultati è necessario mettere in atto vari strumenti di policy gia esistenti, ma nel caso Italia non obbligatori. Questo purtroppo non ci aiuta.

Il sistema di deposito su cauzione è, ad esempio, uno strumento efficace per incrementare i tassi di riuso e riciclo degli imballaggi.

Nei paesi dove questo sistema per il riciclo è obbligatorio per legge, si raggiungono tassi di raccolta dei contenitori per bevande anche del 94% (Lituania, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi e Germania).

In Italia, nel decreto Semplificazioni bis del 2021 è stata inclusa una specifica norma che introduce i sistemi di deposito cauzionale per contenitori per bevande in plastica, siamo ancora in attesa dell’emanazione del decreto attuativo per far entrare effettivamente in vigore il sistema. E’ fondamentale anche dire però che i tempi richiesti dall’Europa sono molto ampi (entro il 2029), se a questo aggiungiamo i tempi lunghi per l’attuazione delle norme in Italia capiamo come mai, in Italia, il deposito su cauzione non sia ancora obbligatorio.

In hotel e in ogni attività in cui le persone vengono guidate il sistema di deposito su cauzione richiede parzialmente la collaborazione dell’ospite e organizzazione, oltre ad un approccio positivo e coinvolgente da parte dello staff.

L’ospite informato e coinvolto sarà sempre maggiormente disponibile a collaborare, anche se le proprie abitudini a casa sono diverse.

 

L’introduzione di strumenti di tipo regolamentare per incoraggiare la transizione dall’usa e getta verso prodotti riutilizzabili gioca un ruolo decisivo tra le politiche adottate o in via di adozione in diversi paesi europei.

Prendendo come esempio la legislazione francese, anche in Italia si potrebbe introdurre un target di riutilizzo per tutte le tipologie d’imballaggi commercializzati graduale del 5% entro il 2024 e del 10% entro il 2028.

Nel caso dell’hotel passare dai prodotti monodose per la colazione ai prodotti in bottiglia di vetro sarebbe un passo avanti, chiaramente è più complesso parlare di riutilizzabile, quando esistono norme igieniche da seguire (però contenitori sterilizzati ed etichettate possono essere una via).

Nel caso di attività come tour, escursioni passare da prodotti in plastica a prodotti in contenitori di alluminio o vetro (nel caso dei succhi, te, acqua, vino e altre bevande) è possibile.

Sarebbe ottimo poter aggiungere la combinazione borraccia e presenza di fontane dove riempire l’acqua nella destinazione, per contribuire a togliere l’abitudine dell’usa e getta.

 

Per migliorare la qualità del riciclato e diminuire l’esigenza di plastica vergine è possibile intervenire a monte, con un design del prodotto che punti a una semplificazione delle composizioni dei polimeri e del disassemblaggio dei prodotti in componenti omogenee dal punto di vista del polimero costituente.

In questo caso il settore turismo può contribuire al miglioramento tramite la scelta dei materiali, dei fornitori e la conoscenza dei prodotti che stiamo acquistando per tutto dai mobili alle decorazioni esposte, dai set cortesia ai contenitori per il cibo in cucina.

Plastic Tax e Direttiva Europea SUP

Plastic Tax

Abbiamo detto nel precedente articolo che l’Unione Europea ha anche introdotto una plastic tax di 0,8 €/kg sui rifiuti d’imballaggio in  plastica non riciclati prodotti in ciascuno Stato Membro.

Il costo per l’Italia si dovrebbe aggirare intorno ai 900 milioni di €/anno e questi contributi sono destinati al budget europeo, che viene  a sua volta utilizzato per finanziare i Recovery Plan. Il contributo di 900 milioni di euro che il  nostro Paese deve pagare all’Unione Europea, se non raccolto con la plastic tax nazionale, grava sul bilancio dello stato.

La plastic tax italiana era stata introdotta con la legge di Bilancio 2020 e sarebbe dovuta entrare in vigore nell’estate del 2020, ma è stata poi rimandata a gennaio 2021, a luglio 2021, a gennaio 2022, a gennaio 2023 e ancora a gennaio 2024.

La legge di bilancio 2024 in vigore dal 1 gennaio, con l’articolo 11, comma 1 posticipa al 1° luglio 2024 la decorrenza dell’efficacia della c.d. plastic tax e della c.d. sugar tax istituite dalla legge di bilancio 2020.

Direttiva Europea SUP

La Commissione europea ha introdotto nuove norme riguardanti i prodotti in plastica usa e getta maggiormente presenti come rifiuti sulle spiagge  e nei mari europei, nonché sulle attrezzature da pesca perse accidentalmente o  abbandonate.

La direttiva introduce numerose  misure, tra cui:

  • Il divieto di vendita di numerosi prodotti usa e getta in plastica per i quali sono già disponibili alternative con minore impatto ambientale (bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, agitatori per bevande, aste per palloncini, contenitori in polistirolo espanso per alimenti e bevande, tazze per bevande in polistirene espanso);
  • obiettivi di riduzione del consumo di tazze e bicchieri per bevande e alcuni

contenitori in plastica monouso per alimenti;

  • requisiti di progettazione per le bottiglie in plastica per bevande (i tappi dovranno

essere attaccati ai contenitori e le bottiglie in PET dovranno contenere almeno il 30%

di materiale riciclato entro il 2030);

  •  istituzione di regimi di responsabilità estesa del produttore per alcune tipologie di

prodotti in plastica diversi dagli imballaggi (filtri per prodotti a base di tabacco,

palloncini, salviette umidificate e attrezzi da pesca), includendo anche i costi necessari

per la rimozione dei relativi rifiuti se dispersi nell’ambiente;

  • obiettivi di raccolta differenziata per le bottiglie in plastica per bevande con capacità fino a tre litri (90% entro il 2029).

Sara

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